Il presupposto soggettivo

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Il presupposto soggettivo

La rilevanza o meno ai fini IVA delle attività svolte dagli enti locali è disciplinata in maniera non uniforme dalla normativa nazionale e da quella comunitaria. In quest'ultimo ambito, infatti, lo status di soggetto passivo dell'ente è definito in negativo, essendo esplicitamente escluso con riferimento generale alle attività esercitate in quanto pubbliche autorità, mentre nel nostro ordinamento è utilizzato un criterio positivo di individuazione del presupposto consistente nello svolgimento di attività commerciali o agricole.

La materia è stata oggetto di diverse pronunce ministeriali tramite le quali è stata, da un lato, riconosciuta l'irrilevanza delle attività economiche svolte in regime di puro diritto amministrativo - in rispetto a quanto previsto dall'art. 4 della VI Direttiva del Consiglio CEE del 17 maggio 1977 - e ,dall'altro, ribadito il contenuto del D.P.R. 633/72 nella parte in cui, all'art. 4 c.4, prevede che la soggettività passiva degli enti non aventi per oggetto esclusivo o principale l'esercizio di attività commerciali o agricole - quali sono appunto gli enti locali - venga riconosciuta in relazione alle attività commerciali o agricole poste in essere, trattandosi di rapporti di natura privata anche se realizzati nella veste pubblicistica.

Pertanto, ai sensi del citato comma 4 dell'art. 4 e fatta eccezione per le attività elencate nel successivo comma 5 - la cui natura commerciale è presunta in via assoluta - diviene decisivo stabilire se, caso per caso, le operazioni svolte rientrino nella sfera istituzionale e siano quindi espressione dei pubblici poteri ovvero realizzino vere e proprie attività commerciali e/o agricole.

Ovviamente la mancanza di una definizione legislativa del concetto di "attività istituzionale" rende incerto il confine tra i due settori.

E' inoltre importante sottolineare che, secondo parte della dottrina, le prestazioni di servizi o delle cessioni di beni effettuate occasionalmente dagli enti locali non realizzerebbero, anche se estranee ai compiti istituzionali, il presupposto soggettivo per carenza del requisito dell'abitualità.

Detta conclusione - alla quale peraltro sembrerebbe condurre anche il contenuto delle R.M. 08.04.95 n. 89/E , R.M. 14/12/1998 n. 180/E/1998/115454 e R.M. 04.03.1985 n. 400686 - merita tuttavia un approfondimento in quanto è da ritenersi condivisibile solo nel caso in cui l'operazione o le operazioni poste in essere esulino dallo svolgimento di un'attività economica - commerciale o agricola - a prescindere dal carattere professionale od occasionale del suo esercizio.

E' appena il caso di ricordare che l'effettuazione di operazioni non collegabili al ruolo di pubblica autorità dell'ente locale non comporta automaticamente l'assoggettamento alle disposizioni contenute nel D.P.R. 633/72, essendo necessario il verificarsi anche degli altri presupposti oggettivo e territoriale.

 
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